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Corriere della Sera
05/06/2015 | di Luciano Ferraro


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Tegan Passalacqua, l’enologo dell’azienda californiana Turley

Due fratelli. Cresciuti divisi dall’Atlantico, ma con colori, profumi, pregi e difetti resi simili da un codice genetico quasi sovrapponibile. Ci sono voluti decenni per scoprire che il Primitivo pugliese e lo Zinfandel californiano sono parenti stretti. Con un successo popolare quello statunitense, più in salita quello italiano, che fino a non molto tempo fa era un vino da taglio e ora ha un presente di qualità. La sfida tra i due vini ha tenuto banco al congresso numero 70 dell’Associazione enologi, pochi giorni fa a Castellaneta Marina (Taranto).

Il percorso dei due vini fratelli ora è stato ricostruito. Come in un divertimento su carta di Francesco Piccolo nel libro «Momenti di trascurabile felicità» (Einaudi). Felicità, per lo scrittore, è stato ritrovare in una casa inaspettata una bottiglia che aveva donato molto tempo fa a un altro amico: «Me la sono portata al petto, come per dire che qui può stare al sicuro».
Durante il congresso Riccardo Cotarella, il presidente che guida anche il comitato scientifico del Padiglione all’Expo, ha invitato gli enologi d’Italia ad acculturarsi. La partita tra Primitivo e Zinfandel ha avuto anche questo significato. È stata organizzato un dibattito con Luigi Moio, ordinario di Enologia alla Federico II di Napoli, e Tegan Passalacqua, dell’azienda Turley, che produce in California uno Zinfandel da vecchie vigne. I vini sono stati degustati alla cieca, ovvero con le etichette coperte: un Primitivo di Manduria Doc 2013 e uno Zinfandel 2013 di Turley Wine Cellars.

Un alberello di Primitivo di Manduria di 60 anni fa

Alla fine il risultato del test condotto dal giornalista Luciano Pignataro è stato un pareggio. Entrambi i vini sono stati giudicati eleganti e potenti. Lo Zinfandel: color rosso rubino, profumi di frutta rossa, spezie e piacevolezza al palato. Il Primitivo: identico colore, profumi di more, carattere più austero, freschezza e sapidità.

«Vini morbidi e rotondi anche da giovani — spiega Moio, professore e vignaiolo (Quintodecimo) —. Le differenze vengono dall’ambiente. Negli Stati Uniti c’è una maggiore uniformità tra le zone di produzione, rispetto alla nostra ricchezza di microclimi».
Diversi i territori ma anche il modo di vinificare:
«In California hanno seguito lo stile francese, noi quello tradizionale. Due fratelli differenti anche per i mondi in cui sono cresciuti. L’ultima scoperta riguarda l’aroma — spiega Moio —: nel Primitivo di Manduria è stato rintracciato il furaneolo, che fa avvertire l’odore di fragola, ritrovato anche nel Nero d’Avola e nel Cannonau».
Una ricerca, quella su Primitivo e Zinfandel iniziata negli anni 80 e che ancora continua. Se all’inizio si controllavano a mano le liste dei vitigni dall’Impero austro-ungarico in poi, ora si confrontano le molecole delle piante in laboratorio, cercando tracce comuni nel Dna. Smentite le versioni campanilistiche, con i pugliesi pronti a scommettere che il loro vitigno era stato importato negli Stati Uniti nell’800 e gli americani a controbattere che erano le loro piante ad essere state trasportate in Italia, gli ultimi studi hanno dimostrato che i due vitigni fratelli sono migrati da terre differenti ma vicine. «Il Primitivo dal Balcani, lo Zinfandel dalla Dalmazia», ha chiarito Antonio Calò, presidente dell’Accademia della vite e del vino.

Luigi Moio

Tutto chiarito. Ora c’è spazio per uno dei momenti di trascurabile felicità di Piccolo, come quando si riafferra una bottiglia che si credeva perduta e la si rimette a posto, «scuotendo il capo per dire che il mondo è strano».

Tag: Assoenologi, Luigi Moio, Primitivo, Riccardo Cottarella, Tegan Passalacqua, Zinfandel




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MARIO GAGLIARDI 5 giugno 2015 | 22:42

Egregio Luciano Ferraro , buonasera . In questo suo illuminante articolo lei ha menzionato un enologo campano che onora la viticultura nazionale . Grazie .

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... 6 giugno 2015 | 13:51

Pareggio non casuale: lo Zinfandel deriva geneticamente dal Primitivo. Peraltro, il Primitivo, a sua volta, deriva da un vitigno croato della zona di Spalato (Split). P. S.: il Primitivo non commerciale (quello dei contadini della Murgia che costoro vinificavano a 15/18° da vigne con mezzo secolo ed oltre di età) era qualcosa di indescrivibile: una potenza olfattiva ed una pienezza al palato inaudite; oggi si beve qualcosa di diverso.



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